| L'area
della foce dell'Isonzo, rappresenta, nonostante le modeste dimensioni
del sito, una zona di notevole interesse naturalistico per l'elevato
grado di biodiversità che contiene. La grande varietà
di forme viventi, rappresenta una caratteristica che dipende in
larga misura dalla peculiare collocazione geografica al confine
fra la fascia costiera alta e rocciosa del Carso goriziano e triestino
e le basse e sabbiose coste padano-venete con le ampie spiagge di
Grado e Marano, zone umide ed estese lagune.
Attualmente si raggiunge l'Isola della Cona superando la diga
in cemento e terra costruita negli anni '30 al fine di sbarrare
il ramo della Quarantía, che unisce l'isola alla terra ferma.
Superato quindi l'argine principale del fiume, si accede alla zona
dei "Campi", un'ampia distesa di prati
umidi temporaneamente allagati.
Parcheggiata l'automobile, dopo breve percorso a piedi si arriva
al Centro Visite, dove si possono raccogliere le
informazioni per una visita alla Riserva naturale consultare i pannelli
messi a disposizione dei visitatori e raccogliere i depliant e il
materiale informativo.
Dal centro visite, percorrendo a piedi un sentiero molto agevole,
in 15 minuti circa si arriva all'Osservatorio della Marinetta
che consente la vista sul ripristino e sulla ricca
avifauna ivi presente. La vista spazia su un angolo di 360°
e coglie diversi panorami: le barene, il Canale
della Quarantía, il bosco degli Alberoni,
i Campi e il bosco degli Ontani
fino al golfo di Trieste con il Carso e la penisola istriana. E
infine, nelle giornate serene, si possono scorgere lontane, sullo
sfondo, le Prealpi e le Alpi Giulie.
Di seguito una breve presentazione degli ambienti
presenti nella Riserva con alcune delle specie vegetali più
caratteristiche.
Le
paludi di acqua dolce, sono un'ambiente la cui estensione
è stata molto ridotta per le grandi bonifiche agrarie; nel
territorio della Riserva sono state ricostruite a partire dagli
anni '90, a più riprese.
Le zone bonificate ed arginate dell'Isola della Cona sono state
rimodellate attraverso scavi ed interramenti delle scoline preesistenti
ed allagate con acqua piovana o di falda artesiana. Le paludi d'acqua
dolce hanno una profondità variabile e sono gestite in modo
da costituire un sito di rifugio e rifornimento per numerose specie
di uccelli nei diversi periodi dell'anno. La vegetazione è
costituita prevalentemente da canneti e praterie
umide con varie specie erbacee.
Nel periodo estivo parte di questa vegetazione viene tagliata in
modo da creare ampi spazi aperti per attirare in inverno gli uccelli
acquatici.
Alcune
zone della Riserva vengono gestite a pascolo con
l'utilizzo di grandi erbivori
(cavalli Camargue
e bovini).
Dopo il progressivo abbandono del pascolo, l'evoluzione spontanea
della vegetazione stava portando l'area ad un progressivo aumento
dei canneti e dei boschetti ripariali.
La gestione della Riserva favorisce la naturale tendenza in alcune
zone, in cui viene impedito l'accesso al bestiame, mentre in altre
la reintroduzione del pascolo ha permesso di incrementare la diversità
e l'abbondanza delle specie vegetali ed animali. In queste zone
si trovano alcune rarità floristiche, incluse nella Lista
Rossa delle specie Italiane, come l'aglio odoroso (Allium
suaveolens) e la piantaggine di Cornut (Plantago cornuti).
In altre aree della Riserva vengono invece mantenuti dei prati
stabili, che vengono falciati regolarmente.
Gli
interventi di bonifica effettuati nel corso dei secoli e fino a
pochi decenni orsono nella bassa pianura monfalconese, hanno portato
anche alla drastica riduzione dei boschi planiziali: originariamente
infatti vaste zone acquitrinose della pianura erano ricoperte dai
boschi, che ora si trovano ridotti a piccoli lembi.
Il Bosco Grande e il Bosco Alberoni,
sebbene rimaneggiati, sono ambiti preziosi perchè costituiscono
i resti di tali ambienti sia dal punto di vista vegetazionale che
faunistico.
Altri
ambienti boscati, all'interno della Riserva, sono le golene,
i territori compresi tra il corso del fiume e l'argine. Nelle golene
crescono principalmente il Salice bianco (Salix alba), l'Ontano
nero (Alnus glutinosa) e vari pioppi. Le fasce marginali della golena
e gli argini sono densamente ricoperti da rovi e a volte invasi
anche da specie infestanti originarie dell'America settentrionale
come la Robinia (Robinia pseudoacacia) e l'Amorfa (Amorpha fruticosa).
I boschi golenali sono molto importanti per gli uccelli, sia durante
il periodo delle migrazioni che durante la nidificazione.
Ambienti
invece legati al mare sono le barene: sono chiamate
così le aree emerse lungo le coste, ricoperte da una vegetazione
bassa e sommerse solo eccezionalmente dalle alte maree. Questi ambienti
sono caratterizzati da un alto tenore salino che condiziona la presenza
di specie vegetale dette "alofile", che sono cioè
adattate a sopportare la salinità dell'acqua, come il limonio
(Limonium narbonense), il giunco marittimo (Juncus maritimus) e
le salicornie. L'acqua marina penetra nelle barene attraverso dei
canali tortuosi edi dimensioni variabili. Durante l'alta marea,
le barene meno disturbate sono utilizzate come posatoi e dormitori
per diverse specie, fra cui il chiurlo maggiore e l'airone cinerino.
I fondali marini, ciclicamente scoperti dalle maree, sono detti
velme e rappresentano quasi un terzo dell'intera superficie della
Riserva. Le velme sono in parte coperte dalle praterie
di zostera nana (Zostera noltii) o da alghe, oppure presentano superfici
di fango nudo o, in prossimità della foce, anche di sabbie
fini. In questi ambienti vivono numerose specie di invertebrati
che rappresentano il cibo preferito degli uccelli limicoli.
Le zone di transizione tra le velme e le barene sono spesso colonizzate
da fasce di sparto delle barene (Spartina maritima).
Andando
in direzione della foce si incontra il grande canneto di
Punta Sdobba, chiamato "Caneo"; il canneto è
bagnato delle acque dolci dell'Isonzo e da quelle salate del mare:
a causa del diverso livello di salinità, l'altezza e la densità
delle canne è maggiore nelle zone più vicine al fiume
e minore nelle aree attraversate da canali comunicanti con il mare,
dove la cannuccia di palude (Phragmites australis) viene gradualmente
sostituita dalla lisca marittima (Scirpus maritimus).
Altri canneti di minore estensione ma di elevato interesse naturalistico,
si sviluppano lungo la parte finale della riva sinistra del fiume,
nel ripristino ambientale dell'Isola della Cona e in poche altre
zone con la presenza di paludi d'acqua dolce. Questi ambienti sono
luoghi esclusivi di riproduzione di varie specie di uccelli.
Nella
parte settentrionale della Riserva, dalla confluenza con il Torre
e a sud fino al ponte sulla strada Monfalcone - Grado, il corso
dell'Isonzo è caratterizzato da estesi tratti di
ghiaie e sabbie, visibili nei periodi di magra del fiume.
Nelle zone più alte di queste isole si sviluppano spesso
fitti saliceti, capaci di resistere alla forza
del fiume.
Colza

Mais
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Attorno alla Riserva e in una piccola parte nel suo territorio
sono presenti campi coltivati a mais, soia,
colza e frumento; in altre
zone sono presenti vaste pioppete. Questi sono ambienti generalmente
poveri di specie vegetali spontanee ed anche di animali. Fanno
eccezione alcuni argini che sono coperti da cespugli e alcuni
canali artificiali con acqua di risorgiva nei quali permane
la caratteristica vegetazione acquatica. |
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