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L'area che circonda la foce dell'Isonzo ha subito nei secoli
notevoli modificazioni causate da eventi naturali e dagli interventi
dell'uomo, in un'alternanza fra periodi di gestione del territorio
e di abbandono dell'area.
In epoca preistorica, il corso del fiume, era regolato
esclusivamente dalle forze della natura e sfociava in un ampio tratto
dell'Adriatico con un delta molto ramificato ma già in epoca
romana furono effettuate le prime importanti opere di bonifica
e di drenaggio dell'area, al fine di rendere coltivabili e abitabili
i territori che circondano il fiume.
Con il declino dell'Impero Romano e con l'abbandono
delle opere di gestione del territorio, la zona subì una
progressiva trasformazione in una palude, invasa sia dalle acque
del fiume che da quelle del mare.
Solo molti secoli dopo, durante l'Impero Austro-Ungarico,
venne effettuato un massiccio intervento di bonifica con una fitta
rete di canali che seguivano le direttrici delle antiche opere romane.
Alla fine del 1800, per proteggere dalle acque
marine le terre bonificate, si iniziarono le opere di arginatura,
tuttora esistenti, lungo l'arco costiero fra Monfalcone e Grado
che
hanno trasformato quell'area in un polder, cioè in un terreno
agrario posto sotto il livello del mare.
Fino agli anni '50, il delta del fiume veniva
arricchito continuamente dai detriti sabbiosi trasportati dal fiume
e così si opponeva efficacemente alle mareggiate e alle correnti
marine, rallentando l'avanzata dei processi erosivi costieri ma
durante gli anni '60 e '70 iniziò a verificarsi
una diminuzione degli apporti solidi dell'Isonzo e quindi un rallentamento
nell'accumulo dei detriti sabbiosi alla foce: il fiume, a questo
punto, non era più in grado di opporsi all'azione erosiva
del mare e si rese necessario il contributo costante dell'uomo mediante
interventi di gestione.
Nel 1978 è stato riconosciuto come meritevole
di tutela, l’intero tratto italiano del fiume Isonzo e, a
partire dagli anni '90, riconosciuto il notevole
valore biologico del territorio, sono stati effettuati degli interventi
di tutela e recupero naturalistico: la nuova situazione ha incrementato
notevolmente il numero delle specie legate agli ambienti umidi,
fra cui l'avifauna rappresenta la parte più notevole.
L'area protetta è stata istituita nel 1996.

Attraverso gli interventi di ripristino effettuati, è stata
destinata a zona umida una parte significativa del territorio italiano,
come stabilito dalla Convenzione Internazionale di Ramsar,
cui anche l'Italia ha aderito.
La Convenzione Internazionale di Ramsar è
una delle cinque convenzioni internazionali fra Stati, con lo scopo
di garantire una particolare tutela della fauna selvatica attraverso
una gestione del patrimonio naturale più ampia: è
stata stipulata per assicurare una tutela particolare alle zone
umide con caratteristiche di habitat idonee alla sosta e alla nidificazione
degli uccelli migratori, che rappresentano un patrimonio di valore
internazionale e per arrestare l'intervento disordinato dell'uomo.
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