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313 specie nel dicembre 2006 |
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A cura di Kajetan Kravos
La particolare ed unica posizione geografica della Riserva, che è la zona umida costiera più settentrionale del Mediterraneo, si riflette sulla sua elevatissima ricchezza faunistica. La creazione di ambienti palustri di acqua dolce, la conservazione passiva di vaste zone umide salate e la presenza di varie altre tipologie ambientali, in alcuni casi anche modificate dall'uomo, favorisce la presenza di tutti i gruppi faunistici, tra i quali il più evidente e il più studiato è quello degli uccelli. La segnalazione di 312 specie sul territorio della Riserva e nelle sue zone adiacenti fornisce un chiaro esempio dell'importanza degli ambienti umidi in questa parte dell'Alto Adriatico. E' di notevole rilevanza anche la sua posizione strategica sulle rotte migratorie di popolazioni di uccelli provenienti dalle regioni che vanno dall'Europa centro-settentrionale alla Siberia.
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Foto: oche lombardelle vicino all'osservatorio della Marinetta (K. Kravos)
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L' Isola della Cona rappresenta la parte centrale e più visitata della Riserva e nelle sue zone umide ripristinate si concentra il maggior numero di specie, e spesso di individui, degli uccelli che qui vengono osservati in tutte le stagioni dell'anno. Di norma il livello d'acqua è o viene mantenuto alto dall'autunno alla primavera e basso nei mesi estivi. Anche la vegetazione viene gestita in una parte dei ripristini, sia con il pascolo che con periodici tagli, favorendo così la presenza sia di uccelli che prediligono spazi paludosi aperti sia di quelli che frequentano le zone di canneto. |
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Foto: oca grigia
(S. Candotto) |
In primavera si possono osservare numerose famiglie di oche grigie; la specie è stata reintrodotta nei ripristini ambientali tra il 1990 e il 1995 con lo scopo di formare una colonia nidificante che svolgesse un ruolo ecologico nel mantenimento di praterie umide, completando così il lavoro svolto dai grandi erbivori, come il cavallo Camargue o il bue domestico. Un ruolo importante della specie è anche la sua funzione di attrazione di soggetti in migrazione; infatti alla popolazione residente si aggregano nei mesi invernali e durante la migrazione pre-riproduttiva oche grigie provenienti da altre zone, prevalentemente dall'Europa centrale. |
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Gli stormi locali attirano anche oche appartenenti a specie di provenienza siberiana, come l'oca granaiola e l'oca lombardella, che utilizzano i ripristini dell'Isola della Cona per il riposo e le bonifiche circostanti per l'alimentazione. Gli stormi di queste tre specie hanno superato, nell'inverno del 2003, i 3500 individui. Sono state osservate anche specie molto rare a livello nazionale, come l'oca collorosso e l'oca lombardella minore. |
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Foto: cavaliere d'Italia
(S. Candotto) |
Nelle paludi aperte con vegetazione bassa dei due principali ripristini ambientali nidificano numerose coppie di cavaliere d'Italia, di pavoncella e di corriere piccolo. Le zone rinaturate ospitano gran parte delle specie europee di anatre, tra le quali le più numerose sono l'alzavola, il mestolone, la marzaiola, la canapiglia , il codone e il moriglione. La maggior parte di queste specie frequentano la zona nei mesi autunnali ed invernali, attirate dal livello alto dell'acqua ma anche dall'assenza di disturbo, spesso intenso al di fuori della Riserva durante la stagione venatoria. |
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Foto: garzetta
(K. Kravos) |
Durante le migrazioni primaverili ed autunnali i limicoli di quasi tutte le specie europee ricercano gli invertebrati sui prati umidi e nell'acqua bassa; nei mesi estivi gli aironi (bianco maggiore, cenerino, garzetta, nitticora) si nutrono di rane e pesci nelle acque rese basse dall'evaporazione. |
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Foto: spatola
(K. Kravos) |
Anche mignattai e spatole frequentano con assiduità la zona. Le garzette e gli aironi bianchi maggiori si uniscono alla sera ad altri soggetti provenienti dalle zone di marea ed insieme formano dormitori notturni di varie centinaia di individui nei boschetti presenti lungo il fiume. Su tutte le specie di uccelli segnalate sull'intero territorio della Riserva, quasi l'80% sono state osservate in questa zona e nel breve tratto golenale che va dalla diga sul canale Quarantia all'osservatorio del Cioss. |
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Foto: gufo comune
(K. Kravos) |
Gli interventi di bonifica effettuati nel corso dei secoli e fino a pochi decenni orsono nella Bassa pianura monfalconese hanno risparmiato solo pochi lembi delle vaste superfici di boschi acquitrinosi planiziali che coprivano la zona. Il Bosco Grande, il bosco Alberoni e alcune formazioni boschive circostanti, seppur rimaneggiati ed oggi di modesta estensione, rappresentano i resti di tali ambienti, sia dal punto di vista vegetazionale che faunistico. Vi nidificano la poiana, il gufo comune, il colombaccio, il picchio nero e il picchio muratore, mentre in inverno e durante le migrazioni si possono osservare il raro picchio cenerino, il picchio rosso minore e numerose specie di passeriformi. |
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Foto: cannareccione
(K. Kravos) |
Il grande canneto di Punta Sdobba è influenzato sia delle acque dolci dell'Isonzo che da quelle salate del mare. Altri canneti di minore estensione, ma di elevato interesse naturalistico, si sviluppano lungo la parte finale della riva sinistra del fiume, nel ripristino ambientale dell'Isola della Cona e in poche altre zone con la presenza di acqua dolce. L'intrico quasi impenetrabile delle canne favorisce la nidificazione di molte specie di uccelli, come ad esempio il tarabusino, il porciglione, la cannaiola e il cannareccione. |
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I canneti sono fonte di cibo per un elevato numero di specie che devono ricostruire le riserve energetiche necessarie alla prosecuzione delle migrazioni verso i quartieri di svernamento, situati generalmente nelle aree dell'Africa sub-sahariana o verso quelli di nidificazione del centro-nord Europa. Tali specie sono rappresentate, nella tarda primavera e nel periodo estivo-autunnale, prevalentemente da migratori a lungo raggio, appartenenti alla famiglia dei Silvidi, come la salciaiola, il forapaglie, la cannaiola, la cannaiola verdognola e il cannareccione. Nei mesi invernali vengono frequentati dall'elusivo tarabuso e da passeriformi di canneto, come il pendolino e il migliarino di palude. Nei mesi invernali la zona centrale del Caneo riveste una notevole importanza come dormitorio per due rapaci diurni: il falco di palude e l'albanella reale. Da novembre a marzo i soggetti che frequentano durante il giorno le bonifiche e le zone umide circostanti si aggregano a partire dal tardo pomeriggio nelle zone centrali a canneto rado, formando dormitori anche di una decina di individui. |
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Foto: poiana
(K. Kravos) |
Una parte della Riserva e gran parte del territorio circostante è formato da zone coltivate , principalmente a mais, soia, colza e frumento; in altre zone sono presenti vasti impianti artificiali di pioppo. Sono ambienti generalmente poveri di specie animali, ad eccezione di alcuni argini coperti da cespugli e di alcuni canali artificiali con acqua di risorgiva, nei quali resiste la caratteristica vegetazione acquatica. Ai bordi dei coltivi nidificano la cappellaccia e il saltimpalo, nei pioppeti il rigogolo, mentre d'inverno le colture vengono frequentate dagli aironi e dalle poiane. |
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Foto: gruccione
(K. Kravos) |
Il corso dell'Isonzo nella parte settentrionale della Riserva , che inizia in corrispondenza della confluenza con il Torre e scende a sud fino al ponte Monfalcone - Grado, è caratterizzato da estesi tratti di ghiaie e sabbie, visibili nei periodi di magra del fiume. Gli ambienti ghiaiosi sono adatti alla nidificazione del corriere piccolo, mentre il piro-piro piccolo costruisce il nido in zone più elevate con folta vegetazione erbacea. Il martin pescatore scava il proprio nido nelle porzioni di sponda alta ed in alcuni anni in queste zone si insediano piccole colonie di gruccione e di topino. Nei tratti più adatti e tranquilli dei boschi golenali nidificano il pecchiaiolo, il lodolaio, l'allocco e il picchio rosso minore. In inverno sul fiume si possono osservare gruppi di quattrocchi oppure il raro smergo maggiore. |
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Foto: marangone dal ciuffo
(K. Kravos) |
Le zone marine della Riserva sono poco profonde, con fondale sabbioso-fangoso sul quale si sviluppano estese praterie di fanerogame marine. Questi habitat ospitano numerose specie di pesci, ma anche crostacei, molluschi ed altri invertebrati. Durante i mesi invernali vengono frequentati soprattutto da svassi, cormorani, anatre marine e folaghe; in estate si possono osservare numerosi marangoni dal ciuffo, mentre l'edredone ed il cigno reale sono presenti durante tutto l'anno. Per il cigno reale la zona della foce rappresenta, soprattutto negli ultimi anni, un importante sito di muta, con assembramenti di varie centinaia di individui. |
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Foto: chiurlo
(K. Kravos) |
Le zone di marea rappresentano quasi un terzo dell'intera superficie della Riserva; sono in parte coperte dalle praterie di Zostera nana o da alghe, oppure presentano superfici di fango nudo o anche, in prossimità della barra di foce, di sabbie fini. In questi ambienti vivono numerose specie di invertebrati, che rappresentano il cibo preferito di uccelli limicoli, come ad esempio il chiurlo maggiore, il piovanello pancianera o la pivieressa. |
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A seguito del divieto di caccia entrato in vigore con l'istituzione della Riserva Naturale e grazie all'abbondanza di cibo, nei mesi invernali le velme e le zone marine dell'Isola della Cona attirano stormi di migliaia di uccelli acquatici, tra i quali spiccano per consistenza il fischione, il germano reale e la folaga. In alcuni inverni queste tre specie hanno da sole superato i 40.000 individui. |
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Foto: le barene dall'alto
(K. Kravos) |
Le barene della parte meridionale dell'Isola della Cona rimangono generalmente emerse durante l'alta marea e sono di norma poco disturbate: per questi motivi fungono da ideali luoghi di sosta soprattutto per il chiurlo e, nel periodo delle migrazioni, per il chiurlo piccolo. In alcuni periodi dell'anno si possono osservare in riposo anche altre specie che attendono il ritirarsi del mare dalle zone di alimentazione, come gli aironi (airone cenerino, garzetta e airone bianco maggiore) o le anatreDurante le basse maree i canali che tagliano le barene e gli specchi d'acqua interni ad esse sono frequentate da altre specie di limicoli (ad es. il beccaccino, la pantana, il totano moro), ma anche dalla folaga e dagli aironi. Nel periodo delle migrazioni le barene rappresentano un buon sito di sosta per specie più rare, come ad esempio la gru. |
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Foto: cutrettola
(K. Kravos) |
L'ambiente delle barene e delle circostanti velme è inoltre l'ideale terreno di caccia del falco di palude, dell'albanella reale e del falco pellegrino. Sono poche le specie di uccelli che nidificano sulla barena, a causa di occasionali ma imprevedibili allagamenti dovuti alle alte maree sigiziali. Nelle zone dove la barena è particolarmente consolidata e di una certa elevazione possono nidificare il beccamoschino o la cutrettola. |
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Foto: fraticello
(K. Kravos) |
La zona di Punta Spigolo , in prossimità della parte sinistra della foce dell'Isonzo, è caratterizzata da un ambiente estremamente dinamico, modellato dalle forze del mare, dei venti e del fiume, che con le frequenti piene autunnali trasporta e deposita proprio qui grandi quantità di sabbie e ghiaia. Le isole sabbiose esterne, a volte coperte con rada vegetazione, sono un ambiente estremamente importante per la nidificazione di specie rare o prioritarie nella conservazione, come la beccaccia di mare, il fratino ed il fraticello. |
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Le colonie alto-adriatiche di queste specie sono tra le più importanti a livello europeo, ma spesso il loro successo riproduttivo viene vanificato dalle avverse condizioni meteorologiche, dalla predazione o dall'invadenza dei bagnanti. In questo sito ha nidificato, per la prima volta in Italia, l'edredone. Per questo motivo in parte della zona, delimitata da cartelli, vige il divieto di accesso.
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